Obbedienza
Letteralmente è un invito a trasmettere fedelmente le indicazioni del Dio agli uomini – obedio – che dalla natura docile ed infantile ottiene un consenso senza presa di coscienza una dimostrazione della fede indiscussa angelica non diabolica alle leggi divine per le quali nessun dibattito o dialettica è permessa ma questo corrisponde ad una assoluta manifestazione di rispetto e riconoscimento del saper guardare oltre come capacità divinatoria che il comune mortale non riesce ad intravedere ma nella hybris cioè la tracotanza umana aveva lo scopo di sovvertire la storia divina a favore degli umani con inesorabili conseguenze anche mortali e questo trasferimento di parti divine nella persona obbediente creava un ordine costituito anche se senza nessuna contraddizione interna. Nella moderna caduta degli Dei il messaggio dell’obbedienza da Giobbe ai movimenti studenteschi fino alle illusioni digitali manifesta indubbi vuoti di significato che generano angoscia e panico e la disubbidienza prende corpo anche in coloro che hanno ricevuto nella tradizione orale l’eredità di una sapienza e conoscenza pattuita così da valore assoluto l’obbedienza è diventata sinonimo di servilismo sottomissione assenza di coscienza e non manifestando gli effetti nefasti della trasgressione e del dover fare da sé ha prodotto scarti di pensiero orientati al solipsismo all’ isolamento schizoidia diffidenti da ogni tentativo pneumatico di indurre convincimenti invisibili ai più perpetrando il tema che un tempo rappresentava una ignominia che permaneva anche nelle generazioni future di rappresentare una genia senza Dio e senza patria. Al momento non si intravede una soluzione rinascimentale se non negli avamposti monastici ma non chiesastici di uomini e qualche donna ancora immature alla obbedienza partecipata e non subita che astinenti all’immagine attendono con devozione leggi e comandamenti che se validata troveranno nuova linfa e una nuova obbedienza in favore dello spiritus rector.