I numeri della bellezza
Di fronte a ciò che appartiene al mondo dell’estetica il ruolo e il significato dei numeri ha sempre avuto un posto di rilievo e di interesse particolare nella mente della coscienza collettiva.
La triade – il quaternio – la quintessenza – il settenario sono solo alcuni modi in cui si può manifestare l’archetipo. Grande valenza hanno infatti i contributi delle scienze esoteriche e sapienziali così come nella realtà oggettiva la statistica riveste una particolare importanza per considerare la significatività di un fenomeno nel mondo del reale e non dell’apparenza.
Così, allora, a seconda della prospettiva noi attribuiamo una valenza magica o sostanziale all’evidenza numerica potendo quindi conferire all’ordine numerico il significato/significante capace di soddisfare le due polarità del simbolo, coniuctio oppositorum, realtà oggettiva e soggettiva che insieme traducono il valore e il messaggio che il numero porta con sé. Arguisco l’evidenza dei numeri, attraverso la loro rincorsa alla ricerca della verità, ma la verità è anche Bellezza, ha fatto infollire grandi pensatori o uomini di ingegno alle prese con la scelta di fornire nuovo materiale per la comprensione umana e degli eventi a discapito del piccolo contenitore numerico della loro scatola cranica.
Ricordo come a proposito di bellezza nel pluridecorato lavoro cinematografico “a beautiful mind” letteralmente una bella mente, il protagonista preferisce perdersi nel mondo dei numeri e delle paranoie (interessante questa accoppiata spero di ritornarci per delle successive riflessioni).
Pur di risolvere il suo arcano sancendo la sua esperienza come archetipica e pertanto allontanandosi dal mondo dei soliti noti dove la serie ordinata dei valori numerici mantiene il nostro vissuto aderente alla realtà oggettiva. 1-2-3-4-5- rispetto ad una realtà soggettiva fatta di 3-4-7- dove quindi lo scarto numerico e la individuazione di alcuni valori non sequenziali ci fanno intendere la differenza di valori fra numeri ordinari e straordinari.
La triade è quindi l’espressione primaria di un passaggio simbolico fra l’ordinario e il simbolico il primo necessario traghettamento del fiume Stige per addentrarsi nella nuova atmosfera degli inferi.
In un ambito psicologico è espressione comune pensare che non si può parlare o capire la psiche se prima non si comprende il triangolo, non si può capire il resto, tertium non datur dicevano gli alchimisti, cioè il terzo non è dato. Vivere è assorbire luce. Si guardino le verdure negli orti.
La vita sulla terra è luce che ritorna luce. Lumen de lumine.
Dire calore è come dire la forma formante ovvero energia che restringe le cose all’omogeneità, al loro senso, e che si numera in frazioni: la serie 1/1 ½,1/3,…..1/infinito che tende allo 0, un simbolo complesso, che in un certo modo è il nulla, in certo modo è anche il segno dello scatto da un ordine di quantità a un altro, alle decine, alle centinaia e via contando perciò la tensione allo zero è una tensione al salto qualitativo o, come disse Dante nel Convivio è il moto di alterazione.
La luce è preceduta dal suono. Dalla trinità procedono tutte le triadi, poiché Dio tutto fece con peso numero e misura secondo il libro della sapienza. Col peso ovvero con l’impulso al movimento col tempo o successione numerabile generata dal movimento, e con lo spazio misurabile che lo accoglie
e fissa. Dionigi parlerà del numero che distingue le cose l’una dall’altra del peso che le stabilisce della misura che le delimita. Agostino insegna che dio fissa l’estensione delle cose con misura, ne suscita l’esistenza individuandole con un numero e ne assicura la permanenza con un peso specifico. Delimita, forma, ordina. Così nel medioevo un architetto individua il modulo, il ritmo di proporzioni di un edificio, la melodia di pietra o il numero – idea grazie alla scienza della musica e all’astronomia, che svela il concerto primordiale delle sfere celesti.
Mercè la scienza dell’aritmetica egli pondera le proporzioni di ciò che nei concerti musicali e celesti ha individuato e vuol tradurre in pietra. Tutto si scandisce per tre secondo la modalità numerica il peso della sua specificità, la misura del suo fine. Tre sono gli attributi di Dio verità, bellezza, bontà e per intenderli si invitava a contemplare il sole che esiste in verità come una sfera, un disco ai nostri occhi, spande la sua bella luce e irraggia il suo buon calore. Del pari ha uno spirito, un animo e un’anima, l’uomo, cui si addicono rispettivamente fede speranza carità, destinate a trasformarsi se ben esercitate in sapienza forza e bellezza. dodici sono le pietre perché dodici 4×3 è il numero della totalità della manifestazione. Le pietre fondamentali dell’alchimia, dodici sono in Israele le gemme del razionale sacerdotale, la tavola di combinazioni oracolari portata sul petto, emblema della totalità.
Dalle dodici pietre estrarre l’unica, filosofale, semplice, ridotta al principio comune a tutte, era come revocare la molteplicità del cosmo all’unità dell’origine.
Si è scandito per quattro e per tre tornando all’uno, dagli elementi e dalla triade tornando alla pietra.
Ma per penetrare nel mondo metallico il numero elettivo è il sette.
Tutto il visibile discende dagli archetipi che sono di preferenza sette, i pianeti visibili. Ciascun pianeta si espresse, anche con un suo quadrato magico, dove per diritto o per diagonale la somma dei numeri desse una cifra tipica del pianeta.
Il sole oro e saturno piombo sono capo e coda, origine e fine, pomo e seme, uno e sette, metafisicamente l’uno è il trapasso dal non manifestato al manifesto, e il sette è il ritorno del non manifestato, come nella settimana della Genesi e come notò Guenon nel settenario dei colori, nel quale il bianco è come il centro da cui irraggiano i tre colori complementari- arancio, viola e verde formanti un circolo che è senario, e al di là del circolo è il centro che è al di qua, il nero che è bianco, il ritorno al non manifestato che è l’inizio della manifestazione.
Tutto ciò che si dice del settenario si può scandire per dodici e questo è vero dell’alchimia come di ogni scienza tradizionale.
Modulo di trapasso è il caduceo, che fu un ramo d’olivo o d’alloro con due nastri di lana attaccati.
Se le spire degli opposti serpenti sono sei formeranno cinque cerchi. Se i serpenti stessi sono sole e luna i cinque cerchi saranno gli altri pianeti e la spira o semicerchio sinistro ne sarà la fase di declino, quello destro la fase crescente: rispettivamente i segni zodiacali dello sconforto o dell’esaltazione dei pianeti. Dodici è un 2×6, il vortice, ma anche un 3×4 l’innesto della triade nella corporeità, dodici sono le ore. Fra le 4e le 5 sotto i pesci, l’uomo è immerso nel mare del sogno e sulla terra albeggia. Alle 6, spinto dal focoso ariete egli si sveglia su una terra arrossata, infuocata dall’aurora. Ricadrà nel sogno al crepuscolo, dalle 20 alle 23, dallo scorpione al sagittario, ridormirà dalle 24 all’alba, dal capricorno ai pesci. Il serpente si morde la coda e viste dall’alto, le due metà simmetriche formano un vortice. Ogni cosa acquista significato se si pone sull’orologio del dodici e seconda della loro ora le creature evocano il loro analogo sui singoli piani del cosmo. Così ecco gettando a caso l’occhio su un prato fiorito si saprà perché rispondendo a qual causa esemplare, a qual simbolo, alle 6 in punto si apre l’erba dello sparviero, alle 8 la misotide, alle 12 la passionaria sontuosa, e perché alle 9 si è chiusa la cicerbita a rinserrare l’umore lunare della notte.
Per nove rinumera l’essere nella metafisica più perfettamente enunciata da 1 la terra, a 2 l’acqua, a 3 il fuoco, a 4 l’aria, a 5 la quintessenza o stato sottile della materia, quello su cui opera l’omeopatia o l’alchimia dove dalle cose formate si passa alle forme formanti.
La scala ascendente e degradante le due immagini speculari dei vortici, degli anelli via via più stretti si possono sovrapporre e allora si scorgono queste equivalenze analogiche, chiavi di ogni simbologia.
1=9 l’assoluto rispettivamente in se stesso e nella sua incarnazione
2=8 la possibilità di essere è analoga alle acque che tutto fertilizzano in cui ogni essere visibile è in
potenza.
7=3 la formatività si manifesta fra gli elementi, nel fuoco
6=4 la radice o illusione universale si manifesta come aria
5=5 lo stato sottile sulle due ruote, quella dell’uomo e quella di dio- del riassorbimento e ell’emanazione – coincide, è il punto di trapasso dal visibile all’invisibile.
La creazione avviene fra 1 e 9 là dove l’uno per progredire deve unirsi allo zero, nel 10 riassumendo in sé il 9. Il 9 è indivisibile come l’uno, si calcoli 1/9, ricorre l’1 all’infinito, del resto moltiplicato per qualsiasi numero il 9, la somma delle cifre del prodotto sarà sempre 9; infine, addizionando in modo incrociato i numeri pari 2-4-6 e i dispari 3-5-7 si ottiene sempre 9- 2+7, 4+5,6+3.
Diceva Dickinson
Uno per uno conta il padre
E un tratto in mezzo
Entra zero-
perché l’occhio impàri
Il valore del suo dieci è una conoscenza degli archetipi ed è dunque un’esperienza estatica, Dante la paragona ad una donna bella che si porti con amorosa gentilezza.
L’immaginazione creativa si impregna degli archetipi al punto che supera i suoi poteri naturali, diventa un piano di conoscenza superiore, distinto dalla percezione comune, diventa il luogo della visione profetica, dove avvengono i miti.
Il sette dipende dall’idea che ci si faccia del quattro, e Dante sente la quaternità come 1 caldoumida adolescenza, primavera, la mattina fino a Terza, 2 caldosecca giovinezza, estate il giorno fino a Nona, 3 freeddosecca maturità, autunno, la giornata fino a vespro, 4 freddoumida vecchiezza, invernata il dopo vespro.
Si è contato scandito il cosmo per 2,3,4,7,12 e 9- per 2,3,4,7,12 e 9 archetipi- e sempre giova rammentare che è pur solo la luce che, intensificandosi o ritraendosi, crea la realtà. Tutto è luce.
Ma che quale mano le fa percorrere la spirale di estinzioni e risorgente sul caduceo dell’essere?
I numeri partecipano all’archetipo della luce, a buon diritto sono quindi collegati all’estetica della mente e alla sua bellezza per la capacità di poter accedere ai sistemi dell’essere rispetto all’ottica della coscienza. Ricordiamo infatti che nella psicologia analitica, il rapporto fra ombra e luce, inconscio e coscienza infrarosso e ultravioletto rappresentano le opposizioni binarie del simbolo che nelle loro contrapposizioni mantengono la dinamica della psiche.
Energetica è quindi la modalità che genera psicodinamica, cambiamento e trasformazione così come accade nell’evidenza dei numeri, in cui anche una loro esasperata elaborazione intellettuale attiva meccanismi o di compensazione psichica o lungo gli itinerari del simbolo apre strade che la normale attività del pensiero cosciente non è in grado da sola di sostenere e di sviluppare.
Pertanto, si comprende come seppure la elaborazione numerica può apparire ai più come un semplice esercizio intellettuale della mente raffinata che nella sua espressione esoterica o sapienziale trova i suoi punti di repere, di fatto la conoscenza delle dinamiche dell’inconscio junghiano ci permette di individuare un elemento di sintesi che attrae energia psichica a servizio della bellezza.
Il futuro della bellezza sta proprio nell’idea di ritrovare delle connessioni che producano anche nell’ottica di una società globalizzata elementi nuovi di rinnovamento o per meglio dire di rinascimento dell’anima su tematiche che creino coesione distinguo differenziazione contraddittorio, conflitto e poi attivino così quei meccanismi di polarità psichica tipici dell’inconscio pensante o psicoide lungo la strada dell’archetipo che come elemento primordiale diviene contenitore e conduttore dell’energia psichica collettiva.
Ritengo da analista junghiano che la teorizzazzione archetipica di Jung e dei suoi più fecondi successori, da Lopez Pedraza ad Hillman a Donfrancesco abbiano determinato un arricchimento della dimensione psichica dell’archetipo della luce, con un’idea di rinnovamento dell’energetica psichica
tanto sottolineata da Jung e poco approfondita in ambiti istituzionali che proiettavano spesso la loro ombra culturale sui temi ormai da più di un decennio elaborati anche archetipicamente.
Ancora una volta l’archetipo si fa strada nell’opposizione binaria del simbolo e interrogarsi sul futuro della bellezza apre le porte alla speranza di un esito più favorevole alla luce per giusta compensazione psichica all’ombra collettiva.