Riconoscere in se stessi e negli altri un insolito valore di nobiltà d’animo e di rispetto del Sé e dell’altrui comportamento che necessita di una revisione delle azioni che hanno determinato un risultato non tendente a principi morali condivisi e accettati. Essere degni o dignitosi appartiene alla logica e al senso comune di un buon livello di compassione e partecipazione a modelli interiori spirituali di aspettative irrinunciabili che nel riflesso della persona osservata mantengono trasparenza e sostanza a paragone e sostegno di chi o cosa viene considerato dignitoso. In ambito psicologico come nei valori della mente non misurabili facilmente la soggettività dello strumento valutativo rende un’azione conformata al senso condiviso un giudizio o considerazione che non assume carattere di positività o negatività ma di apprezzamento scevro da giudizio personale .Ciò che è dignitoso per me non lo è per un altro e viceversa ma la rispondenza emotiva sottolinea il valore di ciò che valutiamo sulla base di sensazioni gradevoli o sgradevoli ma non legate ad una morale giuridica o religiosa. Niente e nessuno può comprendere la nobiltà d’animo se non considera il contesto e la tipologia della persona che mantenendo fede alla propria dignità si appresta a seguire il destino con atto di sottomissione o spinto da un orgoglio personale che non manifesta spiegazioni di sorta. E così si diffonde come un’ansia da prestazione lo sviluppo di un gruppo o comunità che ritrova nella dignità azioni e valori che altrimenti avrebbero altri nomi da comporre per essere compresi da un generale intendimento

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