Garanzia di fiducia e vicinanza che genera sicurezza nella persona e nel gruppo con aperte manifestazioni di presenza e condivisione rappresenta un elemento di attivazione di meccanismi spontanei e corrispondenti di armonia e simmetria reciproca. Nessuna condizione di lealtà e correttezza la testimonia ma neanche intenti verso un unico verosimile ideale di rappresentazione e di appoggio anche morale etico verso orizzonti comuni e ideologicamente vicini. Sentire le stesse cose potrebbe significare appartenere a persone oggetti ideali concetti che per il tramite della verosimiglianza ci rendono più simili l’uno all’altro ma senza un reale patto accordo intimistico altrimenti detto possessività e manipolazione nell’idea di gestire un potere sull’altro che necessita di un controllo ossessivo a difesa di sentimenti avvertiti come minaccia. Tu mi appartieni è una manifestazione di debolezza e di incapacità a governare la relazione con condotte o tentativi fallimentari di gestire la vita affettiva con rigurgiti di potere e di repressione spesso minacciosi destinati ad una inevitabile drammatica conclusione. Pertanto appartenere è come restare uniti attraverso fili invisibili di convenienza e di attrazione reciproca che non sostenuti da nessun sentimento di continuità e di pulsazioni immotivate si autogenera in un orizzonte temporale che non trova nella sua continuità il suo destino di sopravvivenza ma che permane nella memoria del singolo o del gruppo come luogo simbolico o reale atopon a cui riferirsi e ritrovarsi quando il vuoto e lo smarrimento della meta apre le porte ad uno sconforto esistenziale altrimenti intollerabile.

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