Ci sono parole che non tutti possono proferire così come ci sono angoli solitari nel mondo luoghi sperduti dimenticati angoli nascosti in cui alcuni aspetti strutturali come dei manufatti, come delle lunghe massicciate, come piloni stanno lì ferme che nessuno possa mai incontrare tranne che per un imprevisto guasto di questi meccanismi. in questi luoghi abbastanza dimenticati c’ è un fiore un gelsomino tra i giardini d’erba solo con vesti di seta sontuose e ardenti  portate con una  disinvoltura molto elegante al centro un piccolo tempio e rare formiche possono passare tra gli stami non ce nessuna traccia di conflitto  con questi manufatti costruiti per durare tanti anni ferro pietra i due mondi possono vivere in pace così diversi e così vicini così diversi nel solo linguaggio, in questo angolo di mondo tutto sembra ben progettato così come nel fiore la funzione clorofilliana i messaggi tra i fiori e il vento che recapita cifre e codici convenuti però mentre i piloni i muri e le antenne tacciono nel luogo solitario avendo detto  tutto di se quel fiore nel luogo così nascosto così lontano dagli altri ha ancora qualcosa da dire la sua cosa più importante elegante e la sua luce nel vento racconta forse la sua bellezza la sua solitudine, sola beatitudo, in questo penso di riconoscermi come qualcosa rivolto anche a me  questo racconto avrebbe continuato a dire la bellezza e la solitudine  ad essere espressione il fiore parla anche nel deserto nel non appartenere a nessuno nell’insignificanza con tutti  quei piloni di acciaio impassibili che lo guardano muri di cemento  lo guardano diventare nessuno e ascoltare  il fiore parlava anche nel deserto e nessuno ascoltava, ma ogni parola è lingua che parla e orecchio che ascolta questo vuol dire che quando ce parola si è già in due alla presenza del Dio come in amore il fiore non è mai solo nel deserto e nel silenzio in quella condizione propizia muta nel suo continuare a  servire un fiore racconta l’essere, la gloria di essere.

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