Giustizia
Quello che è giusto è ciò che è giusto per sè stessi dichiara un narcisista curato e/o pentito che stabilisce modi e confini della propria salute e del proprio bisogno quando le umane sorti sono rappresentate dal raggiungimento di condizioni di personale equilibrio rispetto ad una normalità condivisa da altre esperienze o riferimenti a storie umane come se la giustizia oltre che per un valore morale fosse un elemento una misura un metro di valutazione di azioni o comportamenti che generano consensi o disapprovazioni legate a meriti richiesti per prestazioni di umanità o di buona educazione. Si invoca il sentimento di giustizia per stabilire ordini di fattori e di giudizio anche divino di fronte alle nostre capacità o spirito di sacrificio in funzione di un obiettivo che richiama una energia supplementare come per avere un riconoscimento per gli sforzi e le attività svolte in funzione di altri e di se stessi.
Ma questa diffusa lamentazione non appare scevra da elementi poco edificanti da parte di chi sente e pensa di svolgere compiti e funzioni che vanno oltre le proprie capacità di accoglienza come per un aggravio di smisurate tendenze in nome di un Dio ozioso non interessato alle proprie vicende. Ma quindi esiste una vera giustizia un giusto mezzo un equilibrio di funzioni di azioni di moralità condivisa che colpiscono l’animo umano per suscitare emozioni consolatorie o pacificanti.
La risposta risiede nel nostro vissuto interiore capace di sostenere il peso del mondo o sentirsi schiacciato dal fruscio di una foglia in volo.